skip to Main Content
+39 06 88 650 081 management@slmc.it

Rosario Giuliani, dopo i concerti in anteprima a Umbria Jazz Winter e ad Artusi Jazz, pubblica domani, 24 gennaio, l’album 'Love in Translation' (Jando Music/Via Veneto Jazz) che celebra il ventennale della collaborazione, nata proprio a Umbria Jazz, con Joe Locke. Si tratta di due musicisti di diversa nazionalità, e magari di diverso carattere, ma che sono diventati nel tempo protagonisti della scena jazzistica internazionale: il sassofonista italiano Rosario Giuliani, appunto, e il vibrafonista americano Joe Locke.

Coadiuvati da altri due maestri nei loro strumenti, il bassista Dario Deidda e il batterista Roberto Gatto, Rosario e Joe si ritrovano così a suggellare il ventennale di questa loro interazione, diventata amicizia, con 'Love in Translation', un disco imperniato sul sentimento dell’amore. Fra standard famosi, come 'Duke Ellington’s Sound of Love' del grande Charles Mingus, 'Love Letters' di Victor Young e Edward Heyman e persino una 'Can’t Help Falling in Love' che fu nel repertorio di Elvis Presley, brillano anche dei brani originali, con due sentiti omaggi a due grandi musicisti che purtroppo non sono più fra noi: 'Raise Heaven' che Joe Locke ha voluto dedicare a Roy Hargrove e 'Tamburo' di Rosario Giuliani per Marco Tamburini.

È uscito il 24 gennaio “Love in Translation”, il nuovo album di Rosario Giuliani pubblicato dalla Jando Music/Via Veneto Jazz, album  che celebra il ventennale della collaborazione con Joe Locke.

il sassofonista italiano  e il vibrafonista americano sono accompagnati da Dario Deidda al basso e Roberto Gatto alla batteria, e presentano un concept album basato sull’amore.

In scaletta troviamo così Duke Ellington’s Sound of Love di Mingus, Love Letters di Victor Young e Edward Heyman e una serie di brani originali, con due omaggi: Raise Heaven che Joe Locke ha voluto dedicare a Roy Hargrove e Tamburo di Rosario Giuliani per Marco Tamburini.

Love in translation: l’amore maturo raccontato dal jazz di Rosario Giuliani e Joe Locke

Bisognerebbe partire con un rammarico, per raccontare l’uscita fresca di stampa di questo “Love in translation” di Rosario Giuliani con Joe Locke, Dario Deidda e Roberto Gatto (VVJazz/Jando). Il rammarico di essere, l’Italia, uno dei riconosciuti epicentri nel mondo di musicisti jazz a cinque stelle, una miniera di eccellenze ostinatamente relegata al racconto minore sui media, così attenti al richiamo commerciale piuttosto che alla musica. Una doléance in qualche modo spontanea dopo aver ascoltato e riascoltato questo album.

Giuliani sceglie di celebrare la ventennale collaborazione con Joe Locke, probabilmente il più accreditato vibrafonista jazz contemporaneo, con un album straordinariamente lirico e compatto; è soprattutto la creazione di un’atmosfera di omogenea e rarefatta malinconia a rendere questa musica un manifesto dell’amore nelle sue possibili declinazioni: per la musica, per la vita, per le persone e, si direbbe, per tutto ciò che si è amato, si ama e che si è costretti a perdere durante il viaggio non richiesto su questa terra. E così, brani apparentemente distanti come “Duke Ellington’s sound of love” di Mingus o l’enigmatica “Can’t help falling in love” resa famosa da Elvis, diventano facce di uno stesso poliedro espressivo, che troverebbe nel “notturno” la sua zona d’elezione; così come anche Tamburo (a Marco Tamburini) e Raise Heaven (a Roy Hargrove), scritti e dedicati a due dei più fecondi trombettisti degli ultimi decenni, prematuramente scomparsi.

C’è una grande maturità di fraseggio, contenuto e mai pretestuosamente torrenziale, al servizio dei dieci brani di Love in translation, che accompagnano l’ascolto attraverso diverse grammatiche ritmiche (con una notevolissima Hidden force of love in sette) che i colori timbrici di Gatto e le soluzioni mai convenzionali di Deidda sottolineano con rara finezza di spirito.

 

Joe Locke

Si entra dentro l’ascolto restandone sedotti, quasi imprigionati, e se ne esce come da un frullatore di emozioni; c’è dentro tutta una tensione mai completamente risolta di linguaggi jazzistici, che ricorrono a moduli espressivi contemporanei senza mollare un attimo la tradizione dei “padri nobili”, che restano evidentissimi nella formazione sia di Giuliani che di Locke.

Un inno ad un sentimento (mai sentimentalismo) maturo, insomma, ricco di sfumature dolenti e di stupito incanto; la cifra ineliminabile ed irriducibile della vita, quel sentimento complesso, intraducibile come il titolo cui allude l’album: l’amore tradotto, in corso di traduzione e del quale si corre continuamente il rischio di perdere il senso più profondo. Fa quasi rabbia avere in casa tanta bellezza, senza poterle dare, con orgoglio, la prima fila che meriterebbe.

28 GENNAIO 2020 14:00

Rosario Giuliani presenta il suo nuovo disco "Love In Traslation"

Il sassofonista ospite a "Jazz Meeting"

Rosario Giuliani ha dato alle stampe per l'etichetta Jando Music/Via Veneto Jazz il  suo nuovo album "Love in Translation", che celebra il ventennale della splendida collaborazione con il vibrafonista Joe Locke. I due musicisti sono coadiuvati da altri due maestri assoluti nei loro strumenti: il bassista Dario Deidda e il batterista Roberto Gatto. Rosario nella sua carriera è stato diretto da maestri di fama internazionale come: Ennio Morricone, Luis Bacalov, Armando Trovaioli, Gianni Ferrio, Nicola Piovani, Ritz Ortolani, ha partecipato a numerose incisioni per colonne sonore cinematografiche. Inoltre ha fatto parte dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma. Dal 2013 Giuliani è docente di sassofono presso il "Saint Louis College of Music" di Roma e presso il  Dipartimento Jazz del Conservatorio di "Santa Cecilia", di Roma. Durante l'edizione 2019 di Umbria Jazz Giuliani ha anche ricevuto il titolo di Ambasciatore dell'Umbria Nel Mondo.

Così Giuliani, ospite a "Jazz Meeting", ci parla dell'incontro con Joe Locke. "Ci incontrammo per la prima volta vent'anni fa ad Umbria Jazz, racconta Rosario, lui suonava con il suo quartetto. Carlo Pagnotta, organizzatore della rassegna umbra, mi chiese di unirmi a loro, inizialmente in qualità di ospite. In questi anni abbiamo continuato lavorare insieme in diversi progetti, sempre in maniera proficua. Ci siamo ritrovati insieme, per lavorare a "Love in Translation"  dopo alcuni anni di pausa. Il titolo dell'album vuol rappresentare il nostro amore per la musica, la passione che abbiamo portato nel progetto, speriamo di poter lavorare insieme anche per i prossimi anni, facendo leva anche sulla profonda amicizia e stima che mi lega a Joe e agli altri musicisti che fanno parte del progetto.

In "Love in Traslation" i brani in scaletta sono molto eterogenei

Si possono ascoltare pezzi come "Love Letters" di Victor Young e Edward Heyman e "Can't Help Falling in Love" che fu nel repertorio di Elvis Presley.
Tra i brani inediti l'omaggio a due grandi musicisti che purtroppo non sono più fra noi: "Raise Heaven" che Joe Locke ha voluto dedicare a Roy Hargrove e il mio brano "Tamburo" per Marco Tamburini. Tutto ha funzionato al meglio, perché quando suoni con musicisti non solo bravi ma anche estremamente sensibili è più facile lavorare. Roberto e Dario sono due tra i maggiori interpreti de loro strumenti, non solo nel  panorama italiano ma anche in quello internazionale. E' stato importante "fissare" i quattro punti del quartetto per lavorare al meglio.

Com'è stata la risposta del pubblico a "Love In Traslation"?
Ad Orvieto per "Umbria Jazz Winter" abbiamo presentato in anteprima "Love In Translation" esibendoci in quattro concerti, tutti sold out, che ci hanno dato grande soddisfazione.
Ora il nostro quartetto guarda al futuro. Avremo le prime date in primavera, partiremo il 17 marzo da Ancona, poi il giorno 20 saremo a "Ferrara in Jazz", suonando al Jazz Club Il Torrione.
Il 22 suoneremo al Blue Note di Milano, il 26 marzo a Roma alla "Casa Del Jazz".

Giuliani e quel suono prima che diventi suono.

13 Aprile 2008 by porgy&jazz

Rosario Giuliani corre come un pazzo. Alla velocità del suo suono, decisamente. Arriva e scombina tutto. Standard? Sì, belli, ma aspetta, facciamo quelli più belli. Facciamo Tadd Dameron. E Wes Montgomery. E facciamo "Misterioso". Beh, vuoi dargli torto?

Quando arriva sul palco si soffre. Un istante, ma si soffre. Vuole tutto avanti, incredibilmente avanti, e in effetti nei suoi dischi suonano così, eh, non c'è niente da fare. Ma basta capirlo. E anche per quattro musicisti che con lui non hanno mai suonato diventa una bella corsa questo concerto. Una corsa di quelle che ti spaccano ma poi hai i polmoni aperti, rigenerati, ti senti come se ogni poro della pelle incamerasse aria.

Giuliani fa una miliardata di note, e forse sì, forse ha dentro il demone del sassofonista, e ogni tanto va un pelino oltre. Ma cosa gli vuoi dire? Quando attacca "Dream house" mi vengono i brividi. E quando riduce il suono a nulla, quando dal sax esce solo il suo respiro, ed è un respiro lungo, non è un istante, è proprio un suono quello che sta cercando. Il suono del nulla, forse, o di tutto quello che c'è dentro il suo sax quando non è ancora suono. Forse cerca quello. E fa uno sforzo immane. Prova a cercarlo tu, il suono del nulla. Dev'essere un inferno.

E poi riprende. Alza il sax in alto con il braccio, questo piccolo gigante. Il sax arriva dove lui non può, ben oltre metri e centimetri, ovviamente. Ma è lui a farlo arrivare lì, e quando finisce il concerto glielo leggi in faccia.

Anything else
" Du grand art extraverti. " Télérama
" Le phrasé tourbillonnant sonne naturel et élégant. " Le Monde
" L'Italie sort de sa botte un saxophoniste alto hors du commun. " L'Express
" Par sa vélocité et son lyrisme, l'italien s'est imposé comme l'un des alto les plus intéressants du moment." JDD
" Une ode à la virtuosité. " Courrier Cadres

"[...] An intense alto and soprano saxophonist from Rome, Giuliani was weaned on Charlie Parker, but his playing here shares more in common with John Coltrane. His third international release is a very impressive collection of post-bop and Europeanfl avored acoustic jazz. [...] Regardless, More than Ever is an outstanding eff ort from a true sax virtuoso."
Ed Kopp, Rosario Giuliani: More than ever, Jazziz Magazine, VI - 2006

"[...] Giuliani utilizes a virtuosic technique and a nedgy soud to prance blithely and sing poignantly as the settino dictates. [...] Except for the two by Galliano and one by Pilc, the compositions are alla Giuliani's and exhibit a concern for craftsmanship that mere blowing vehicles usually do not."
David Franklin, Rosario Giuliani: More than ever, JazzTimes Critics' Picks 2005, VII/VIII 2005 (David Franklin ha scelto il disco di Giuliani tra i "Top Ten CDs' del 2005")

"[...] I'll step out on a limb here and declare that More than Ever is the best album Giuliani's done so far. Its musical combination of European romanticism and American jazz rigor - coupled witj this group's enthusiasm and vitality - make this disc very much worth hearing. It decisively proves that Rosario Giuliani's no up-andcorner; he has arrived."
Paul Olson, More than ever, www.allaboutjazz.com

"[...] L'homme sait aussi bien courtiser la nuit que bander les énergies. A l'alto, le son est tout en muscles; au soprano, il a de la grandeur dans le tendresse. On a ainsi un portrait du saxophone moderne tel que l'italianité l'exige: coeur en bandoulière, voix qui ch'ante, charme qui esplose. Du grand art extraverti."
Michel Contant, Rosario Giuliani: More than ever, Télérama, 14 - I - 2005

"Avec cet album, son troisième chez Dreyfus, ce musicien italien confi rm avec assurance qu'il se place parmi les plus importants saxophonistes (alto et soprano) d'Europe. [...] Sa technique in strumentale est celle d'un virtuose, sa sonorité est prenante et ses improvisations fourmillent d'idées. Cela posé, ses qualités premières sont certainement son energie et son dynamisme, méme s'il sait parfaitement les museler lorsqu'il s'agit de jouer les ballades. [...]"
Rosario Giuliani, Le Semaine des Spectacles, 5 - X - 2004

"Quel disque! Le saxophoniste italien nous avait déjà montré son immense talent sur ses deux premiers enregistrements, mais il revient avec une formation tout acquise au projet, et qui décoiffe. Le subtil Jean-Michel Pilc au piano, le suave et frénétique Remi Vignolo à la contrebasse, l'ex-batteur de Prysm, Benjamin Henocq, mais aussi Richard Galliano à l'accordéon sur quelques titres, sont vraiment au diapason d'une musique parfaitement aboutie. Sur n'importe quell tempo, le son est toujours juste, d'une clarté effarente, portée par une énergie et une precision du propos rarement attaint puor un musicien de cet âge là. Exceptionnel."
Rosario Giuliani, "More than ever", l'indépendant, 2 - X - 2004

"Sans conteste, Rosario Giuliani s'affirme comme le saxophoniste alto le plus doué de sa génération. Vélocité, sens mélodique inouï, son ample et régulier. Après des débuts parisiens tonitruants où l'on louait la rapidité d'exécution du saxophoniste, Rosario Giuliani se pose dans ce nouvel album, traitant des thèmes au tempo plus lent, accordant sa fabuleuse techníque à une véritable poésie des notes. Oui, Giuliani est exstraodinaire. [...]"
F. D., Rosario Giuliani: More than ever - My name is Giuliani, Rosario, Le havre-presse, 12 - IX - 2004

"[...] Il suono caldo, l'impeto espressivo della musica di Giuliani, che gli deriva dalle lezioni di Parker e Coltrane, metabolizzate in un originale linguaggio contemporary mainstream, il trascinante swing e l'interplay fra i musicisti sono le caratteristiche principali della poetica del sassofonista, che non solo si rivela un maestro nell'uso del contralto, ma ha ormai raggiunto una sua cifra espressiva anche sul soprano. [...]"
Maurizio Franco, Italiano in Francia, musica&dischi, 2004

"[...] He is one of the freshest and fiercest saxophone sounds to have emerged in Europe in recent years"
John Fordham, The Guardian, 19 - XI - 2002

"[...] Rosario Giuliani fait preuve d'une splendide maturité et promet d'occuper durablement une place de premier plan dans au Panthéon du monde du jazz."
Christian Delvoye, Le sacre de l'alto, Lyoncapitale, 29 - X/ 5 - XI - 2002

"La furia italiana! Après avoir écumé, en leader comme en sideman, les scènes de la Botte et les festivals européens, Rosario Giuliani, saxophoniste italien de 35 ans, véloce, lyrique, doté d'une sonorité d'alto et de soprano d'une fulgurante densité... [...]"
L'Express, 17 - X - 2002

"Rosario Giuliani? Sa fougue et son romantisme en font un des plus grands saxophonistes de la scène mondiale. [...]"
Rosario Giuliani, "Mr. Dodo", l'indépendant, 13 - X - 2002

"The musicianship of Rosario Giuliani is exhilarating. His total package of performance, composition, and improvisation is not so much a breath of fresh air as it is a gale force wind blowing across a landscape littered with Charlie Parker/John Coltrane disciples. He has a confident, masculine tone that is at once assertive and tender, betraying bits of Julian Adderley and Eric Dolphy. [...]"
C. Michael Bailey, Mr. Dodo, www.allaboutjazz.com, 2002

"Nothing prepared me, not the typical introspective looking face on the album cover or the standard packaging, for the joy that would reside in the music. Take the best part of every tenor sax player you ever knew and put them into the voice of an alto, and you may begin to understand without hearing. Hearing is everything, though. I must reiterate that is not, in my opinion, alto sax voicing. It doesn't have that shrill, tinny sound of Cannonball and Bird. It doesn't have that smooth, pure sound of Paul Desmond. No, Rosario blows that earthy tenor sound through his horn. I'm looking at the back of the CD and trying to surmise whether the instrument isn't somewhere inbetween the alto and tenor size. But why am I delving on symantics? The music is everything, and there's so much joy on this disc, so much celebratory rhythm and harmony, all in a standard sax quartet. Even the quiet parts get moving, too. Giuliani turns on and off every influence like tapwater, with separate hot and cold faucets, like the old days. He turns on Coltrane, flurries forth a few thousand perfect notes in one second, then switches over to Rollins for some depth of sound and strange rhythms. Then he hits Shorter, Henderson, even Joel Frahm. I'm listening, and I seem to be hearing it all, and then more comes. It is astounding stuff to listen to. Here comes Johnny Griffin and hank Mobley. All through a little alto. Then, right in the middle of it all - a cover of Ornette's 'The Blessing' with all the stops and whistles - a perfect rendition. The music keeps building, until I think I cannot take it anymore. There is so much to hear on this disc that it needs to be spun three or four times just to begin. So, what are you waiting for? Begin!"
Fred Barret, Rosario Giuliani: Mr. Dodo, Beyond Coltrane, 2002

"La découverte de Rosario Giuliani est une bénédiction. Ce saxophoniste est un des trésor cachés de l'Italie, où sa renommée n'a cessé de croître. Véloce, lyrique et inspiré, doté d'une sonorité d'alto et de soprano d'une fulgurante densité. [...]"
Rosario Giuliani. Mr. Dodo, Le Courrier Picard, 20 - IX - 2002

"Le lyrisme de ce jeune saxophoniste italien est tout simplement merveilleux. Giuliani sta un de ces improvisateurs capables de phrasés riches et variés, servi par une technique époustoufflante. [...]"
Rosario Giuliani: Luggage, l'indépendant, 29 - IV - 2001

"Attention, sax méchant! Rosario Giuliani débarque avec son sax alto et fait très fort. Un son énorme, une vélocité incroyable. Il bouscule tous les thèmes sur son passage, les siens comme les plus grands standards. Un furieux qui déménage et qui nous laisse à bout de souffle à l'issue de l'écoute de cet album décoiffant."
Rosario Giuliani: Luggage - La furia del saxo, Le havre-presse, 22 - IV - 2001

"[...] Giuliani s'impone innanzitutto come magnifico solista, e nella più ampia gamma espressiva. [...] Tra i meriti del leader si collocano anche i sei temi composti e gli efficaci arrangiamenti [...]"
G.M.M., Rosario Giuliani: Luggage, Musica Jazz, VIII - 2001

Back To Top